ARSITA

Arsita è una giovane donna che strizza l’occhio dai suoi 500 metri di altezza alla Valle che la circonda, nel cuore verde dell’Abruzzo. Veste molti colori, un fazzoletto in testa ed un sorriso contagioso. Il fiume Fino le solletica la schiena e non è raro vederla mentre cerca di grattarsi sulla punta del monte Coppe, suo elegante corteggiatore. 

I contadini che la abitano le pettinano i lunghi capelli, gli amanti invece rotolano sulla sua pancia. Ecco, se Arsita fosse una persona potremmo immaginarla così. 

Il paesino, però, ha molto altro da raccontare. A partire dagli abitanti che lo abitano, che riempiono le viuzze di risate e chiacchiere in tipico dialetto bacucchese. Bacucco esatto, suo nome storico. E poi che altro ancora? Il sentiero, la quercia millenaria, la fontana dall’acqua freschissima e come non citare l’occhio vigile del Gran Sasso. Lui ed Arsita si osservano come solo i vecchi amanti sanno fare.

La vita in paese così scorre, lenta, scandita dal battito d’ali di un’ape e dal sorriso di un’anziana signora che asciuga il bucato mentre un cane bianco si riposa al fresco del pavimento in pietra del corso Vittorio Emanuele. Ci sono dei giorni però in cui si agghinda e indossa i suoi abiti migliori senza essere mai vanitosa. Quello più leggero d’estate, ondoso, persuaso dai ritmi incalzanti e frenetici di Valfino al Canto e quello più pesante d’inverno con CaPolenta, levando un bicchiere al cielo per l’anno che sta andando via e per quello che, invece, è in arrivo.

Arsita è l’anagramma di risata, quella affettuosa di chi arriva e si sente a casa.

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